Giulio Caccini
Le nuove musiche IV
Di quello adunque, che possa essere, con maggiore o minor grazia intonato nella maniera detta, se ne può fare esperienza nelle soprascritte note con le parole sotto Con mio deh non languire; però che nella prima minima col punto si può intonare Cor mio scemandola a poco a poco, nel calar della semiminima crescere la voce con un poco più spirito, e verrà fatta l’esclamazione assai affettuosa per la nota anco, che cala per grado; ma molto più spiritosa apparirà nella parole deh, per la tenuta della nota, che non cala per grado, come anco soavissima poi per la ripresa della sesta maggiore, che cala per salto.
Il che ho volsuto osservare, per mostrare altrui, non solo che cosa è esclamazione, e donde nasca, ma che possono essere ancora di due qualità una più affettuosa dell’altra, sì per la maniera con la quale sono descritte, o intonate nell’un modo o nell’altro, come per imitazione della parola quando però ella darà significato con il concetto: oltre che le esclamazioni in tutte le musiche affettuose per una regola generale si possono sempre usare in tutte le minime e semiminime col punto per discendere, e saranno vie più affettuose per la nota susseguente che corre, che non faranno nelle semibrevi nelle quali darà più luogo il crescere e scemare della voce senza usar le esclamazioni.
Intendo per conseguenza che nelle musiche ariose, o canzonette a ballo, invece di essi affetti, si debba usar solo la vivezza del canto, il quale suole essere trasportato dall’aria istessa, nella quale, benchè talora vi abbia luogo qualche esclamazione, si deve lasciare l’istessa vivezza, e non porvi addetto alcuno che abbia del languido. Il perchè noi venghiamo in cognizione quanto sia necessario per il musico un certo giudizio, il quale suole prevalere talvolta all’arte.
Come altresì possiamo ancora conoscere dalle soprascritte note quanta maggior grazia abbiano le prime quattro crome sopra la seconda sillaba della parola languire, così rattenute dalla seconda croma col punto, che le ultime quattro uguali. Ma perchè molte sono quelle cose che si usono nella buona maniera di cantare, che per trovarsi in esse maggior grazia, fanno contrario effetto l’una dell’altra, mi faranno ora dimostrare prima in che guisa è stato descritto il trillo e il gruppo.
Il trillo, descritto sopra una corda sola, si comincia dalla prima semiminima e si ribatte ciascuna nota con la gola sopra la vocale a fino all’ultima breve; il gruppo segue simile regola. Il quale trillo e gruppo quanto con la suddetta regola fosse appreso in grande eccellenza dalla mia moglie passata lo lascerò giudicare a chiunque ne’ suoi tempi l’udì cantare.
Poichè per le note sopra scritte in due maniere veggiamo d’aver più grazia, potremo farne migliore esperienza; saranno qui descritte alcune di esse con la parola sotto e con il Basso per lo Chitarrone, e tutti i passi affettuosi con la pratica de’ quali altri potrà esercitarsi.
E perchè negli ultimi versi sopra le parole Ahi dispietato amor e nel madrigale Deh, dove son fuggiti sono contenuti molti affetti della nobile maniera di canto, li ho voluti descrivere per mostrare dove si deve crescere e scemare la voce, fare le esclamazioni, i trilli, i gruppi, e tutti gli effetti dell’arte.
La nobile maniera di cantare è quella che si usa senza rigida misura, facendo talvolta il valore delle note minore secondo i concetti delle parole, onde nasce il canto in sprezzatura. In questa maniera non è tanto necessaria la voce quanto la respirazione del fiato, poichè il cantante deve poter sostenere tutti gli effetti affettuosi.
La voce naturale è quella che deve essere comoda e libera, senza voci finte o forzate, le quali guastano il canto. Solo la voce naturale permette di maneggiare tutti gli affetti con libertà e grazia.
La musica è imitazione delle armonie celesti e reca diletto agli uditori, elevando l’intelletto alla contemplazione dei beni del Cielo.
Intorno alle mie musiche ho usato numeri per indicare terze, seste, settime e altre consonanze nel Basso del Chitarrone, lasciando libertà al suonatore di adattarle secondo il gusto.
Particolare eccellenza si è vista in Antonio Naldi detto il Bardella, eccellente suonatore di chitarrone, il quale ha dato grande esempio nell’uso delle parti di mezzo e nell’accompagnamento della voce.
È però cosa frequente che alcuni, per vergogna, non riconoscano l’arte appresa da altri, come se fosse tolto all’ingegno umano il potere di migliorare e inventare nuove discipline per gloria propria e utilità comune.
Prefazione a Le nuove musiche, Giulio Caccini, Firenze, 1601 – 1614 – 1615.
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