Giovanni Battista Mancini

Della posizione della bocca III

Bisogna inoltre osservare di tenere alta la testa; non la piegare avanti, non la battere indietro ma mantenerla diritta al naturale; così le parti della gola resteranno molli, perchè se la testa pende avanti le parti della gola si tendono subito e si tendono se pende indietro.

La regola dunque ricavata da’ grandi maestri e adottata da tutte le buone scuole degli antichi e moderni professori valenti è questa, cioè: che ogni cantante deve situar la sua bocca come suol situarla quando naturalmente sorride, cioè in modo che i denti di sopra siano perpendicolarmente e mediocremente distaccati da quelli di sotto.

Questa posizione deve servire in qualunque articolazione di vocali, e per questo il maestro faccia pronunziare allo scolare le cinque vocali A-E-I-O-U con l’indicata posizione di bocca, e vedrà che questa altro cambiamento non riceve che nel proferire l’O e l’U, perchè nel pronunziare la vocale O obbliga solo una quasi invisibile mutazione di bocca, e nel pronunciare la vocale U si devono un poco unitamente avanzare le labbra; e in tal maniera la bocca non si allontana dal moto naturale ma resta nel suo primiero essere e si libera da tutte le perniciose caricature. Non per questo deve la bocca restar priva di quel suo moto consueto e che di necessità le si conviene, non solo per bene spiegare le parole ma ben’anche per ispandere e chiarir la voce a quel segno che l’istess’arte c’insegna. Si accostumi lo scolare fin da principio a proferir le note, solfeggiando con l’indicata posizione e deve maggiormente praticarla allora quando passerà a vocalizzare, distinguendo ciascuna vocale nella sua vera e chiara posizione.

Dico finalmente che la gola con moto leggero deve scioglier la voce e deve anche chiarire ogni vocale, non solo nel proferirla ma altresì nel piantarla per l’esecuzione di qualunque passaggio. Quel che chiamasi difetto di gola o sia voce cruda ed affogata, proviene sempre perchè il cantante non cava nè sostiene con la forza naturale del petto la voce, ma crede ottenerne il buono effetto, col solo stringere le fauci. Egli però s’inganna e deve tener per certo che questo mezzo non solo è insufficiente per correggere la voce, ma che anzi è assolutamente nocivo, per la ragione che se le fauci sono parte dell’organo della voce questa non può più uscire naturale e bella qualor ritrovi le fauci in una posizione forzata ed impedite ad agire naturalmente.

Deve dunque lo scolare avvezzare il suo petto a dare con naturalezza la voce e di servirsi semplicemente della leggerezza delle fauci. Se l’unione di queste due parti sarà nel dovuto punto di perfezione la voce non sarà che chiara e melodiosa; ma se le dette parti saranno disunite e discordi, non può essere che ingrata e difettosa, e per conseguenza si canta male. Le suddette vocali non si devono pronunziare nè troppo aperte nè troppo serrate, ma si devono adattare nel suo dovuto punto.

Testo estratto da Metodo per ben insegnare ed apprendere l’arte del cantare, Giovanni Battista Mancini, Firenze, 1807.

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