Giovanni Battista Mancini
L’intonazione nel canto
Non vi è cosa in un Musico più insoffribile e più inescusabile della distonazione; ond’è che piuttosto si tollera un cantar di gola e di naso, che distonato; e con ragione, poiché essendo la perfetta intonazione base fondamentale dell’armonia, e questa composta di un perfetto accordo di consonanza, ne avviene che se una di esse parti si scosta dal suo vero punto, resta immediatamente tradita la perfezione dell’armonia.
La voce è la parte principale della musica vocale; se questa dunque è distonata, guasta in quel medesimo momento l’armonia degli strumenti, quantunque fra di loro perfettamente concordi.
Tutti gli altri difetti si possono a forza d’arte e di studio in qualche guisa coprire; ma la distonazione non può esser mascherata; ond’è che la rimarcano anche i più inesperti, purché dotati di orecchio.
La distonazione proviene da causa naturale ed accidentale. La prima nasce da un orecchio imperfetto; in tal caso è impossibile riuscire nel canto, poiché non si può correggere la naturale organizzazione.
La causa accidentale è invece correggibile e temporanea. È compito del Professore distinguere tra queste due cause osservando lo Scolare in tempi diversi.
Se lo Scolare distona sempre e non se ne accorge, il difetto è di natura; se invece talvolta intona bene e riconosce l’errore, la causa è accidentale e correggibile.
Le cause accidentali derivano spesso da debolezza di stomaco, indigestione o altri disordini; il Maestro dovrà correggere con prudenza, evitando di sforzare la voce.
Un’altra causa è la distrazione, quando lo Scolare non ascolta il Cimbalo né le note, ma riesce a correggersi quando richiamato.
Vi è anche una causa pratica: cantare con strumenti deboli (come Spinette o Sordini) che non permettono di percepire bene l’intonazione.
Una voce formata che stona può dipendere da una cattiva scelta o da una cattiva condotta tecnica. Con il tempo la voce può decadere, soprattutto se si sforza il fiato e si usa male l’organo vocale.
Questo provoca intonazione incerta, perdita di chiarezza, affanno e disagio sia per chi canta sia per chi ascolta.
Una volta verificata la capacità dello Scolare, egli deve esercitarsi con il solfeggio di note di grado e poi con i salti regolari, curando sempre la perfetta intonazione.
Il Soprano deve sviluppare progressivamente gli acuti, mantenendo equilibrio con le corde medie e gravi, formando un registro omogeneo.
Le corde medie sono naturalmente omogenee e gradevoli; le gravi provengono dal petto; le acute sono più difficili e richiedono dolcezza nel trattamento.
Per perfezionare l’intonazione è utile distinguere il semituono maggiore e minore, comprendendo gli intervalli che li compongono.
Anticamente si usava un metodo di lettura delle note molto complesso e faticoso, che spesso comprometteva l’intonazione.
Un Maestro napoletano semplificò questo metodo, ricordando che l’essenziale è intonare correttamente, anche a scapito del nome della nota.
Occorre dunque concentrarsi sull’essenziale: l’intonazione. I Maestri dovrebbero portare presto lo Scolare alla vocalizzazione, evitando l’eccesso di lettura.
Questo sistema migliora l’intonazione, chiarisce la voce, facilita l’agilità e stabilisce le vocali.
Testo estratto da Metodo per ben insegnare ed apprendere l’arte del cantare, Giovanni Battista Mancini, Firenze, 1807.
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