Giovanni Battista Mancini
Requisiti per lo studio del canto
Si deve da ciò dedurre che il solo petto elevato, e la facoltà di altamente gridare non sono le qualità sufficienti per ben riuscir nel Canto. Bisogna che siano perfetti gli organi della Voce; e se accadrà che questi siano imperfetti, o per natura, o per malattia incorreggibile, il Canto sarà sempre nella stessa guisa imperfetto e cattivo; ed all’incontro quanto più saranno i detti organi ben configurati; altrettanto maggiore sarà la speranza di riescire in quel fanciullo, che verrà diretto da valente Maestro.
Tali osservazioni mandano alla necessaria conseguenza di dovere esaminare se l’Epiglottide e non oppressa dalle Glandule Tiroidi indurite, dette comunemente il Gozzo; se l’azione dei piccoli muscoli della Laringe venga impedita dalle Glandule Summassillari, o dalle Amigdale indurite; e converrà osservare attentamente l’ugola e il Velo palatino; e se presenta tumore o apertura straordinaria nel Palato; se la Lingua sia sciolta ed agile; se le Labbra si chiudano egualmente; e se il Mento sporti talmente infuori, che deformi la buona simmetria della Bocca. Nè dovrassi trascurare l’osservazione della radura e della uguaglianza dei Denti, la buona forma del Naso, ed in particolare se sia schiacciato o troppo esteso, ed altre simili circostanze.
Trovandosi dunque un giovine perfetto in tutte le accennate parti, si potrà allora destinare alla Musica colla speranza di felice e buon successo; poichè essendo difettoso in una sola parte, è impossibile che possa fare una perfetta riuscita; chiaro avendo dimostrato agli esperimenti che il più piccolo difetto rovina la Voce ed è incurabile.
Sebbene sia stata fatta esperienza che la glandule della Gola si possono levare, contuttociò la Voce rimarrà sempre difettosa. In Napoli il celebre Chirurgo Francesco Picillo, estraeva con due coltelli di canna, e con indicibile maestria, le glandule, della Gola; ma con tuttociò non arrivava mai a far migliorar la Voce.
Si destinino dunque alla Professione del Canto quei giovinetti, che hanno buona e bella Voce; Voce, che sia di corpo sonoro, valido, flessibile, agile, pastoso e ricco di distesa; non potendosi negare che una Voce dotata di un valido registro non sia stimabile e che debbasi ammirare, ma con la circostanza però, che a tale estensione si accordi la natura, e non già quando si pretenda dal Maestro, o dallo Scolare di far questo registro a viva forza.
La natura non si è mai lasciata sottomettere dall’uomo, allorché questi ha tentato di condurla fuori de’ limiti da essa stessa prescritti; quindi è che qualunque sia la Voce di uno scolare, il savio Precettore dee condurla per quella via e con quel metodo adattato alla disposizione della natura del medesimo, ed alla capacità di cui è fornito, senza pretendere di operar prodigi.
Testo estratto da Metodo per ben insegnare ed apprendere l’arte del cantare, Giovanni Battista Mancini, Firenze, 1807.
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