Marcel Lermoyez
Affezioni croniche della voce
Siamo qui in presenza di affezioni croniche colle quali gli artisti sono il più sovente alle prese; sono appunto le loro malattie professionali, poichè esse sopravvengono più facilmente a loro in ragione degli sforzi ch’esige l’emissione della voce.
L’esperienza medica ha dimostrato che la causa prima di queste affezioni aveva sede in una specie di stato diatesico ereditario o provocato da una igiene difettosa e da abitudini nocive. Così certi individui fortissimi, robustissimi, di salute in apparenza floridissima, ma disposti o a dolori articolari, muscolari o nervosi ovvero ad eruzioni della pelle, hanno in pari tempo una suscettibilità cosifatta che la minima infrazione alle leggi dell’igiene provoca quasi infallantemente uno stato morboso. Certuni altri, magri, nervosi, irritabili, meno suscettibili dei precedenti dal lato delle mucose possono essere colpiti da affezioni di queste parti, più anodine in apparenza dei precedenti malati, ma altrettanto facili a cadere in una recidiva, e di una guarigione non meno agevole Degli altri, più deboli, pallidi di pelle e disposti all’apparizione di serpigini più o meno umide, e d’ipertrofie ganglionari, presentano nella gola delle affezioni di una natura differenti: le amigdali in essi e certe altre glandule del retro-gola sono la sede di affezioni assai ribelli, così da necessitare alcune volte l’intervento del medico.
Le prime chiamansi artritiche, le seconde erpetiche, le ultime strumose o scrofolose. Il trattamento medico di queste affezioni dovrà naturalmente essere influenzato dalla differenza del terreno sul quale esse si sviluppano.
La faringe è la sede più frequente di queste malattie; questa regione passaggio dell’aria e degli alimenti, potendo fare dei movimenti distesi, raccorciandosi ed allungandosi nei differenti sensi, in modo da presentare ai suoni che escono dal laringe una superficie di risonanza variabile, questa regione, diciamo, è quella che la stanchezza pregiudica il più facilmente.
Dato che una alimentazione sovraeccitante, che delle abitudini viziose, il fumo del tabacco, per esempio, che il soggiorno in una atmosfera troppo riscaldata o pregna di fumo, o il raffreddore vengano a congestionare i vasi numerosi di questo condotto, immediatamente la la flessibilità necessaria alla funzione così delicata della faringe è diminuita, e l’emissione della voce si trova impacciata per la molestia che cagiona l’ingrossamento che ne consegue, e l’ipersecrezione delle glandule allo stato congestionale.
Queste tendenze congestionali sono assolutamente rare nel giovine artista al principio dei suoi studi, quando gli sforzi e gli esercizi sono troppo prolungati. Se l’arte non interviene fin dal principio di queste perturbazioni, e se il malato non si sottopone ad una igiene severa onde attenuare queste congestioni della mucosa faringea, la più bella voce non tarderà ad essere quasi perduta. La faringite detta granulosa, ben conosciuta ed assai temuta sì giustamente dagli artisti, è l’affezione più volgare di tutte quelle che noi abbiamo a descrivere. La sua sede abituale è la faccia posteriore della faringe, e le parti di questo condotto, prossimo ai pilastri posteriori del velo del palato: le granulazioni possono rimontare al disopra del velo del palato, sia sulla faccia di mezzo, sia sulle parti laterali, dal lato delle fosse nasali. Quelle che risiedono nel mezzo della faringe sono meno nocive di quelle che che si trovano sui fianchi e vicino ai pilastri posteriori: queste ultime impacciano i movimenti del palato, molestano la chiusura della parte superiore della faringe e possono alterare il timbro della voce dal passaggio del suono nelle fosse nasali.
L’infiammazione della mucosa dei pilastri posteriori del velo del palato, compagna assai di frequente delle granulazioni faringee, cagiona del dolore, una sensazione di costrizione della gola e delle secrezioni moleste; la voce, già leggermente alterata dalla diminuzione della flessibilità della faringe, si estingue così presto, che tanto vale pel cantante di non incominciare punto un esercizio che sarà incapace di proseguire. I segni di quest’affezione così ostinata sono, indipendentemente dalla presenza di granulazioni leggermente giallognole, a base rossa, più o meno prominenti, circondate da una reticella vascolosa, e cosparse d’un muco più o meno consistente; il bisogno molto frequente di espettorare, sputi eccessivamente aderenti, collosi, mucosi e poco abbondanti, sopratutto al momento dello svegliarsi, o anche il dolore e il bruciore nel momento della deglutizione della saliva e di certi alimenti, e finalmente un senso di molestia e di costrizione nella regione cervicale superiore. In queste condizioni è indispensabile di rinunziare al fumo del tabacco, ed a prendere liquori forti, alimenti e bevande di cui la temperatura fosse troppo elevata, e di proscrivere assolutamente l’uso dei condimenti come il pepe, l’aceto la mostarda: infine il riposo dell’organo è necessario fino a che i sintomi acuti sieno calmati. In pari tempo il malato dovrà praticare delle lavande sotto forma di gargarismi e polverizzazioni, che dovranno essere emollienti se l’infiammazione è violenta, astringenti se è moderata.
Le amigdali sono anche la sede di affezioni croniche: l’ingrossamento di esse può apportare delle alterazioni tali nel timbro della voce che l’intervento del chirurgo è a volte indispensabile. Ma questo intervento dev’essere esercitato con prudenza, e noi ammettiamo benissimo che il taglio delle amigdali non debba essere praticato così facilmente e frequentemente come fanno certuni medici, anche de’ più autorevoli. Tuttavia questa misura s’impone in certi casi, quando le amigdali, per esempio, hanno raggiunto un volume così esagerato, che ogni medicamento va a vuoto; allora la voce soffre a tal segno di questa affezione, che è necessario d’intervenire; ma una misura così radicale non deve essere presa che in presenza di queste ipertrofie molto inveterate di cotesti organi, ove il tessuto assai spesso, molto indurito, incapace di ritornare al suo primiero stato, rende inutile ogni altro mezzo di trattamento. Prima che le alterazioni arrivino a questo punto, è possibile d’intervenire coll’uso di medicazioni meno estreme, tali quasi la cauterizzazione mediante la galvano-caustica.
I pilastri anteriori del velo del palato e l’ugola possono anche esser la sede d’infiammazione cronica, ma le affezioni di queste parti sono lungi dal provocare dei segni tanto seri quanto quelli che abbiamo passato in esame. A questo proposito diremo che il taglio dell’ugola, che non reca, del resto, un grande inconveniente, è, il più sovente, una operazione inutile, a meno di allungamento smoderato. I consigli igienici che abbiamo dati a proposito della faringite laterale e posteriore, e l’uso di gargarismi leggermente astringenti saranno quasi sempre sufficienti contro questi casi leggeri.
In quanto al trattamento generale di tutte queste faringiti, varierà naturalmente seguendo la costituzione e lo stato diatesico.
La mucosa delle fosse nasali, sotto l’influenza delle malattie generali è suscettibile di gonfiarsi, e per conseguenza di disturbare l’emissione della voce e di guastare il suo timbro. Non bisogna attendere un tempo troppo lungo per imprendere delle cure contro quest’affezione che può estendersi nel retro-gola, estensione che è suscettibile di rendere il trattamento più lungo e meno efficace. Delle irrigazioni medicamentose, della natura delle quali il medico sarà giudice, sono rese necessarie dalla infiammazione cronica della mucosa nasale.
In quanto alle alterazioni della trachea e dei bronchi, se esse non alterano sempre il suono nella sua altezza, esse diminuiscono la sua forza e la sua intensità, e necessitano il riposo completo della voce.
Testo estratto da Igiene del cantante, Leopoldo Mastrigli, Roma, 1889.
Trascrizione a cura di Niklas Mayer.
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