Giuseppe Nuvoli
Fonazione naturale e artistica del canto
A ben valutare la differenza della funzione degli organi vocali nel discorso e nel canto, fa d’uopo considerare come questo sia un’arte, che si acquista solamente a condizione di lungo e perseverato studio, costituito da una loro speciale ginnastica. Essi, allo stato naturale, sono bensì atti alla fonazione nel discorso, ma non a quei suoni molto più numerosi, molto più grati e musicali che al canto son proprî. Questo è dato dalla funzione della laringe, della faringe, della bocca e dell’apparato respiratorio, la quale alla sua volta dipende da movimenti e da contrazioni dei numerosi muscoli, che a quelli organi sono intimamente collegati. Si potrebbe bene avere due magnifiche corde vocali; ma ove fossero paralizzati i muscoli destinati al loro avvicinamento ed alla loro tensione, sarebbe impossibile formare anche un filo di voce, e due polmoni del tutto integri e sani sarebbero inutili, quando i muscoli, che debbono dilatare la cassa toracica non funzionassero; si morrebbe asfissiati. Tutti gli organi vocali agiscono solo per mezzo dei muscoli che loro sono proprî. Cosicchè infine il canto si può ridurre ad una speciale azione dei muscoli degli organi vocali; speciale appunto perciò che essa deve secondare la volontà e l’arte, e non seguire l’istinto. Se si cantasse bene istintivamente, basterebbe sortire dalla natura una buona costruzione degli organi cocali; il che non è; che anzi lo studio sarà sempre necessario. E tale studio non ha altro scopo che di render perfetta l’azione dei muscoli, i quali sono collegati alla loro funzione. II canto è un complesso di movimenti; movimento della cassa toracica, movimenti della laringe, movimenti della faringe, movimenti della bocca; i quali corrispondono ad altrettante contrazioni muscolari; ma affinchè esso sia perfetto, non bastano i movimenti, sibbene vuolsi che questi sieno fatti con arte e non secondo le tendenze naturali ed istintive.
Il canto, adunque, sotto un tal punto di vista, si può definire: un’azione armonica, coordinata, artistica dei muscoli degli organi vocali. Ora lo studio di esso non ha altro obbiettivo che di migliorare e render perfetta l’azione di questi muscoli. Una buona voce è dono della natura; ma essa non basta a formare un bel canto; imperocchè a ciò è necessario eziandio tutto un insieme di movimenti armonici della cassa toracica, della laringe, faringe e bocca, o, ciò che è lo stesso, di tutto un insieme di contrazioni muscolari armoniche e coordinate. Tal genere di contrazioni naturalmente ed istintivamente si è lungi dal possederle. Lo studio deve migliorarle e perfezionarle, con appropriati e ben diretti esercizi, completando così l’opera della natura. I muscoli volontari della nostra economia sono suscettibili di miglioramenti grandissimi. La scherma, il nuoto, la danza, la lotta, l’acrobatica non sono che il prodotto del perfezionamento della loro funzione; perchè ognuno di quegli esercizi è costituito da movimenti, e quindi da contrazioni muscolari; ma tali contrazioni non sono più istintive e come vengono per natura, sibbene sono il risultato di uno studio speciale, per mezzo del quale sono divenute armoniche fra loro e quindi perfezionate. Il reggersi in piedi, ad es., è cosa per tutti molto facile e semplice; ma solamente pochi sanno conservar l’equilibrio e tenersi ritti sopra una sottile corda tesa nell’aria; nè giungono a tal risultato, che quando si son fatti padroni dei loro muscoli e li hanno resi ben più perfetti, di quel che non sia necessario per stare in piedi sopra un pavimento o su di un terreno regolare qualsiasi.
Tutti sanno stare cavalcioni su di un solido sostegno; pochi invece riescono a cavalcare un cavallo indomito con fermezza, con grazia e con leggiadria; non essendo bastevoli a ciò le sole risorse dell’istinto. In questi ed in consimili esercizi, trattasi appunto di perfezionare la funzione muscolare in guisa, che possa esser diretta dalla volontà e secondo l’arte, escludendo la influenza del cieco istinto. Si tratta di rendere atti i molteplici muscoli dell’economia a produrre, ove occorra, il maximum di lavoro, o quella quantità di forza necessaria alla circostanza; di adoperarli armonicamente insieme, a gruppi od isolatamente secondo il caso, e conservare contemporaneamente in riposo quelli, la cui intromissione può riuscire o inutile o dannosa; per ottenere così un determinato scopo nel modo più perfetto, ed al tempo stesso più semplice, più adatto, con la minor fatica, colla maggiore spontaneità, venustà e grazia. Lo studio del canto, adunque, altro non è che una speciale ginnastica degli organi produttori e modificatori della voce, tendente a sviluppare, migliorare e render perfetti i muscoli destinati ai loro movimenti. Le attività istintive di questi muscoli sono sufficienti e bastevoli al comune discorso, ma per rap- porto al canto, il quale è un fenomeno molto più complesso ed elevato, possono venir considerate come rudimentali ed imperfette. Hanno quindi bisogno di essere educate e coltivate per mezzo di esercizi adattati e corrispondenti al bisogno. Ed egli vale ben la pena il notare e lo imprimere profondamente nella memoria, come, essendo gli organi vocali di una costituzione molto fragile e delicata, un indirizzo di studio non conveniente e non logico può rendere loro grave, ed anche irreparabile nocumento. Diguisachè risulta chiaro ed evidente di quanta importanza sia il ricercare e lo stabilire quali sieno le difficoltà che nello studio del canto sì avranno ad incontrare, ed il modo più adattato, ed il tempo più conveniente per superarle. Noi abbiamo visto, che il canto devesi considerare come un complesso di movimenti, o, ciò che vale lo stesso, un complesso di azioni muscolari armoniche e coordinate le une con le altre.
Ora si può porre come regola generale che: allorquando si vuol fare un uso artisticamente armonico di uno o più gruppi di muscoli, ove un tale esercizio non entri nelle comuni abitudini, o non sia stato già provato altre volte, così da averlo reso facile e famigliare; egli avviene che non solo i muscoli necessari a quel lavoro non spiegano la forza proporzionata, ma che istintivamente ne entrino in giuoco anche altri non necessari, la cui azione è inutile per lo scopo prefisso, e nocevole perchè costituisce una perdita di forza e perturba la funzione di quelli veramente necessari. Il risultato finale è quindi imperfetto e difettoso. Il recar degli esempi, credo possa contribuire alla esplicazione ed alla comprensione di questa legge.
La lotta è un giuoco nel quale vuolsi al certo una produzione di forza muscolare notevolissima; essa si affà al fiore degli uomini vigorosi ed atletici. Ma cadrebbe in errore, chi credesse fra i due campioni dover toccare la vittoria necessariamente al più forte. Imperocchè se fa bisogno la forza, non meno è necessaria l’abilità e la maestria dei movimenti; e siccome questi non sono dati da altro che dalle con- trazioni muscolari, così è in queste che si riflette l’abilità e la maestria del lottatore, il quale non pure deve possedere muscoli forti e robusti, ma docili ed ubbidienti alla volontà e per nulla disposti ad entrare in quelle contrazioni istintive ed inconsulte che son causa di rigidezza, antitesi di sveltezza e di agilità.
Un giovine in florido stato di salute, è munito senza dubbio della forza muscolare sufficiente al nuoto; tuttavia, ove egli non vi sia avvezzo, sarà lungi dal saper nuotare con sicurezza e con eleganza; e suo malgrado dovrà bere senza sentirne il bisogno. Egli è che i suoi muscoli quantunque forti, non sono educati. Di essi, quelli che dovrebbero agire o non agiscon per nulla, o ad insufficienza; gli altri, che dovrebbero mantenersi in riposo, si contraggono istintivamente, con fatica inane e perduta, con stanchezza della persona e con danno di quella armonia, che costituisce appunto l’insieme dei movimenti che for- mano il nuoto. Ed un fattore essenziale di queste svantaggiose contrazioni, causa di rigidità e di inerzia, si è la paura di affogare; questo sentimento, che invade l’animo, si sprigiona e si estrinseca per mezzo di esse; il sistema muscolare in tal circostanza, è quasi per intero sottratto al dominio del pensiero logico e volitivo, rimanendo ludibrio dell’istinto incosciente.
Chi si accinge allo studio del piano-forte, sa molto bene che le dita sinonime delle due mani sono di natura portate a far contemporaneamente sempre gli stessi movimenti, e sà quanta fatica bisogna durare, affinchè ciascuna mano manovri per conto proprio, indipendentemente dall’altra, ripetendo lunghi, tediosi e faticosi esercizi, atti a rendere i propri muscoli docili ed ubbidienti, sottraendoli alla tirannia dell’ istinto.
Egualmente nello studio di molti istrumenti musicali, ed in modo speciale del violino, della ghitarra, mandolino e simili, vi sono alcune posizioni da dare alle dita della mano sinistra, che lavora sul manico, molto incomode, difficili ed estenuanti; e si può facilmente osservare che i principianti fanno dei grotteschi sforzi per porre e conservare le dita in quelle posizioni, contraendo inutilmente una gran parte dei muscoli della persona e del viso, producendo molte ridicole smorfie. Di guisa chè al solo vederli si può agevolmente giudicare della loro inesperienza.
Al contrario i suonatori valenti eseguiscono e variano in pochissimo tempo tutte le posizioni volute con la massima disinvoltura, senza sforzo, senza rigidezza, senza fatica, solamente perchè hanno resi i loro muscoli non pure forti, ma liberi, snodati ed indipendenti dall’azione degli altri muscoli perturbatori.
Non fa duopo, mi sembra, accumular altri esempi, il che ciascuno potrà fare di leggieri da se stesso. Poche ore passate in un circo equestre, potranno ottimamente insegnarci a quale grado di perfezione ed a quanta armonia di movimenti possan giunger le contrazioni muscolari, e quanto diversa sia la loro funzione istintiva e naturale, paragonata a quella, che è guidata dall’arte.
Ora torniamo al nostro argomento e riprendiamo il diretto cammino. Gli esempi suesposti debbono far comprendere come, da un lato l’incapacità dei muscoli destinati a determinati movimenti, dall’altro l’azione perturbatrice di contrazioni estranee e dannose, debbono essere anche nel canto un ostacolo alla sua perfetta formazione, e come appunto in esso risiedano le difficoltà, che lo studio deve superare.
E un’argomentazione per analogia che non può fallare. Egli sarebbe ben strano il ritenere che mentre tutti gli altri esercizi del corpo, nei quali fa duopo una azione muscolare perfettamente armonica, abbiano a lottare contro tali difficoltà, il canto il quale è un giuoco complicatissimo e coordinatissimo di movimenti, debba costituire una privilegiata eccezione.
Infatti alla produzione di questo fenomeno sonoro danno il loro contributo i muscoli della respirazione sia inspiratori, che espiratori,, in un modo ben più notevale, nuovo e complesso che non accada nello stato abituale di riposo e di quiete; prendon parte i muscoli esterni della laringe, destinati a fissarla; i muscoli adduttori, abduttori, tensori delle corde vocali; i muscoli della bocca, della lingua, della faringe; e nel complicato lavoro ciascuno di essi ha un ufficio proprio e determinato e diverso da quello degli altri, e tutti debbeno contribuire per differenti vie e con isvariati modi ad uno scopo unico finale: la formazione artistica della voce dallo istrumento vocale, che a torto è stato chiamato il più semplice, mentre a me sembra debba riuscire ai più del tutto misterioso.
Testo estratto da Fisiologia, igiene e patologia degli organi vocali in relazione all’arte del canto e della parola, Giuseppe Nuvoli, 1900.
Trascrizione a cura di Niklas Mayer.
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