Giovanni Battista Mancini

Della posizione della bocca IV

Che se una falsa posizione di bocca guasta la bellezza della voce e dell’espressione, quanto più guasterà la situazione amabile del volto del cantante, situazione di cui ognuno deve tener di conto assai, riflettendo che il suo volto allora è esposto agli occhi di un pubblico che pende dalla sua voce e sta nell’atto o di lodarlo o di censurarlo.

Non bisogna solamente che il maestro dica allo scolare: oh questa non è la vera posizione che v’ho insegnata; e così qualora falla il vero tuono; questo è un tuono falso perchè questa è una correzione troppo leggera e superficiale, ma deve contraffare fedelmente il difetto stesso dello scolare. Allora lo scolare conosce con evidenza l’errore di cantar col naso, di cantare in gola, o voce grossa o cruda o pesante.

Allora, nel sentire il maestro, gli si accende la fantasia al vedersi contraffatto e rimarca quegli errori in se che non avrebbe mai rimarcati. Questa maniera di contraffare non è di maestri de’nostri giorni. I celebri Fedi già valenti cantori e professori in Roma conducevano spesso i loro scolari a spasso colà dove il famoso eco risuona fuori di Porta S. Paolo ed ivi li esercitavano col canto ad alta voce: l’eco, che altro non è, che una contraffazione della voce medesima di colui che canta, esponeva al cantante i difetti del canto qualunque si fossero, onde venivano gli scolari a correggersi e ad emendarsi con la propria evidenza, ed in questa maniera il maestro non solo emenda i difetti della voce ma corregge ancor tutti gli altri difetti in cui falla uno scolare, per esempio la cattiva posizione di bocca, l’increspamento della fronte, il girar degli occhi, lo scontorcimento del collo e di tutta la persona, e simili:

bisognerebbe che il maestro alle volte facesse cantare in piedi la lezione in faccia sua e cantarla a memoria, poichè in questo modo si acquistano due vantaggi, uno per il maestro l’altro per lo scolare: il maestro rileva e vede più facilmente i difetti dello scolare e fa esercitare la memoria al medesimo scolare, esercizio necessario perchè cantando a memoria è più pronto il giovane ad evitare tutti gli altri difetti non essendo obbligato a stare attento con l’occhio alle note musicali. Forse li scolari ma crederanno minuzie queste attenzioni ma minime non sono.

Testo estratto da Metodo per ben insegnare ed apprendere l’arte del cantare, Giovanni Battista Mancini, Firenze, 1807.

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