Giacomo Lauri-Volpi

Voce melodica II

L’articolazione delle vocali nelle note tenute è un fenomeno complesso, derivante dalla mobilità del cavo orale faringeo. Intorno alla nota ferma avviene il giro delle diverse forme vocali prodotte dal movimento del cavo a cui, similmente, è dovuta la formazione delle consonanti nella parola cantata.

Precisiamo: la voce laringea produce suoni e note composte di suoni semplici fra i quali il più basso si chiama fondamentale e i più alti, inferiori e superiori, si dicono armonici. Per il rafforzamento d’influenza, la voce, vibrano, suscita la vibrazione dei risonatori unisoni di essi suoni semplici nelle rispettive cavità di risonanza. Ne segue che la ricerca e l’eccitazione delle risonanze dipendono dallo studio e dalla sensibilità del singolo, per il fatto che la distribuzione dei diversi timbri e colori voluti annuncia la squisitezza del sentimento musicale.

L’artista consegue il fine estetico, modulando i timbri in modo che a vibrazioni regolari e periodiche laringee corrispondano regolari e periodiche risonanze delle cavità. A vibrazioni irregolari della sorgente sonora corrispondono risonanze irregolari, o fioche o nulle. L’intensità della voce laringea, anche se periodica e regolare nelle vibrazioni, dovrà adeguarsi in proporzione alla capacità dei risonatori che rispondono all’urto soltanto a una determinata intensità. Se, però, si eccede in intensità oltre quella prescritta, si ottiene anche un rinforzo di risonanza, non necessaria, di altri cavi, pregiudicando l’armonia dei rinforzi.

Il gioco estetico delle risonanze, di natura psicologica, sta nell’abilità di smorzare la risonanza toracica per accendere quella cervicale, diminuendo la forza del suono fondamentale della nota e aumentando quella dei suoni armonici e, fra questi, la risonanza degli inferiori, o dei medi, o dei superiori, a seconda della necessità; ovvero nell’abilità di porre in rilievo tutti i suoni semplici o parziali della nota e suscitare l’eco di tutte le cavità di risonanza, la toracica compresa.

A questa graduazione artistica di risonanze si perviene atteggiando le cavità faringea e orale in modo da influire sui risonatori necessari alla nota voluta, e regolando l’intensità del suono laringeo. La laringe, fatta vibrare dal soffio, produce il suono composto. I risonatori assolvono il compito, per l’urto dell’onda sonora che porta dell’aria il suono laringeo, di rinforzare nelle loro cavità piene d’aria i suoni parziali, il fondamentale risona specialmente nella cavità toracica, mentre gli armonici, dagli inferiori ai superiori, risonano, per rinforzo, nelle cavità cervicali.

Questo gioco d’armoniosità, fenomeno soggettivo della volontà, si matura col tempo e con la conoscenza profonda di se stessi e dell’arte nell’uso dello strumento sommamente suscettibile e variabile della voce melodica. L’introspezione, la ricerca di se stessi nel punto d’appoggio che salda corpo mente e valori non cessa mai, e i problemi tecnici morali spirituali che si presentano alla più esperta e cosciente attività artistica e scenica son sempre nuovi e stupefacenti, a misura che il cantore va scoprendo, con lieto ardore, che i fenomeni canori hanno profondo rapporto con la sua struttura ontologica; ossia a misura che il punto d’appoggio vocale e il suo slancio lirico coincidono con la sua radice vitale, con il suo contatto divino e con l’impulso vitale che lo innalza al divino.

In definitiva, il corpo sonoro è l’aria respirata. Suono è vibrazione; risonanza è timbro. Vibrazione e timbro si fanno sensibili e visibili (timbro è la facies della voce) grazie alla propagazione delle onde in virtù del soffio. Un suono laringeo abbandonato a se stesso non ha fisionomia propria. Diventa voce, figura e individualità per opera delle risonanze, soprattutto cervicali. Infatti la maschera facciale corrisponde al timbro e il timbro alla maschera.

Un timbro chiaro, schietto, armonioso è proprio di chi sa ben respirare e modulare gli armonici: di chi sa atteggiare la bocca a un sorriso intellegibile e trarre l’eco fisica e mentale della voce. A proposito di Eco, è opportuno ricordare che, nel periodo aureo dell’insegnamento del canto nel sec. XVII-XVIII, a Roma, il discepolo, per evitare deformazioni del suono, non solo doveva esercitare il canto davanti a uno specchio, presente il maestro, ma, fuori di casa, verso Monte Mario, fuori di Porta Angelica, con l’intento di ascoltarsi e giudicarsi nella risposta dell’eco esterna. Il suono libero non solo eccita l’eco interna, ma si moltiplica e si diffonde con l’eco riprodotta dalle cose circostanti.

La via nasale, il tratto superiore dell’albero respiratorio, è necessaria alla respirazione naturale e cantata. L’aria inspirata per via nasale eccita il movimento respiratorio. Per le vie nasali l’inspirazione è rapida e profonda. Nell’espirazione, attaccando il suono sulle cavità facciali, il deflusso dell’aria sonora batte sulle cavità nasali. Il ritmo dei due atti completerà il ciclo, in modo che l’aria inspirata sarà proporzionale all’aria espirata.

La quale solo in piccola parte si trasforma in suono, mentre gran parte di essa propagherà le onde sonore nelle cavità risonanti e rafforzata dall’aria in queste contenuta, si diffonderà nello spazio vibrante per raggiungere con la massima efficacia il senso uditivo degli ascoltatori. Dal respiro ritmico e regolare e dalle risonanze provocate con arte si genera la voce sana, ferma, sicura e schietta, e di lunga gittata: la voce sferica alla sommità del soffio, l’idea all’apice della mente: sinderesi melodica e intellettiva.

La voce laringea, dunque, non avrebbe forza di proiettarsi ed espandersi all’esterno, senza il concorso della cavità di risonanza. Il che è come dire che la voce resterebbe in gran parte schiacciata e repressa nello spazio sottostante alla cavità faringea e perderebbe la forza della parola parlata e cantata. La risonanza libera il suono dalla glottide e lo trasporta nella vastità del mondo circostante per affermare la sua individualità e comunicare con gli esseri e con le cose. Tale rispondenza suscita echi, consonanze, analogie spirituali, che saranno oggetto di successivo esame.

Aria, suono, risonanza: ecco gli elementi che dànno la voce armoniosa, riflesso completo dell’essere umano. Il corpo vibra nel suono, l’anima nell’aria, lo spirito nella risonanza.

Testo estratto da Misteri della voce umana, Giacomo Lauri-Volpi, Milano, 1957.

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