Beniamino Gigli

Le vocali nel canto IV

Ogni cantante, a qualsiasi categoria egli appartenga, maschio o femmina, è in un certo senso una legge a sé stesso da questo punto di vista perché, considerando le variazioni individuali nella struttura e nella qualità e grado di flessibilità ed adattabilità delle parti mobili coinvolte nella forma interna, non tutte le voci si prestano così prontamente a certe sfumature di tono.

Di conseguenza, ogni cantante deve sperimentare sulla propria voce, preferibilmente con l’aiuto di un insegnante veramente preparato, quanto o quanto poco egli possa aprire una vocale A, O o E su un’altezza di tono medio alta, o su talune note acute, senza degenerare nell’appariscenza sfacciata del tono, nel quale la volgarità è proprio dietro l’angolo.

Questa è una questione assolutamente personale e può essere risolta solo individualmente. Non ci dev’essere mai nessuna imitazione servile di nessuno.

L’impiego di questi toni aperti deve essere guidato dal momento psicologico, dall’emozione da esprimere e da ciò che il cantante deve rappresentare anche con una sola nota.

La vocale e la sua modificazione di colore sono la base e la chiave della situazione drammatica, come lo sono per tutte le situazioni vocali. Lo studente deve tenere presente questo fattore estremamente importante.

Un meccanismo vocale correttamente bilanciato insegna al cantante quanto il tono può essere aperto o quanto debba essere raccolto o arrotondato per evitare l’appariscenza sfacciata.

Quando il meccanismo vocale è corretto e il cantante sa veramente cosa fare, il come ed il perché, non ci dovrebbero essere difficoltà nel produrre una nota acuta con qualsiasi vocale.

Testo estratto da The voice of the mind, Edgar F. Herbert-Caesari, Londra, 1951.

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