Giuseppe Nuvoli

Funzione della laringe nel canto

Fino ad ora noi sappiamo, in modo generale, che il canto è costituito da un lavoro armonico ed ordinato dei molteplici muscoli dell’apparato vocale, ed in modo generale sappiamo, che le difficoltà di un tale lavoro si trovano in parte nei singoli muscoli ad esso addetti, i quali non sono perfettamente educati, in parte nel sorgere di contrazioni estranee, che lo alterano o lo turbano.

Ora dobbiamo intrattenerci ad analizzare particolarmente, quale debba essere l’azione dei muscoli della laringe, quale quella del cavo bucco-faringeo, e come l’una e l’altra debbano essere insieme coordinate. Esamineremo eziandio le difficoltà che si hanno ad incontrare, per ottenere tale coordinazione di movimenti, e le rinverremo in ciò, che, essendo i due organi intimamente uniti fra loro per mezzo di numerose inserzioni muscolari, difficilmente rimangono liberi nei loro rispettivi movimenti; infatti siccome la funzione della laringe, è accompagnata da contrazioni istintive dei muscoli della faringe, così questa viene a trovarsi impegnata in posizioni fisse nè può eseguire quei movimenti, che pur dovrebbe, onde regolare il timbro della voce.

Come vedemmo più innanzi, l’organo vocale per eccellenza si è la laringe, e propriamente i due legamenti vocali, situati entro la cavità di essa, e i cui margini interni costituiscono la glottide. Allorchè questa è sufficientemente ampia, l’aria entra ed esce dai pulmoni senza difficoltà veruna; se invece essa si restringe così, da trasformarsi in una sottile rima lineare, (la qual cosa avviene solamente nell’atto espiratorio), l’aria endopulmonale fuoriesce difficilmente; in compenso, però, l’urto che essa reca alla superficie inferiore ed ai labbri delle corde vocali, provoca la vibrazione di queste e la formazione di quel suono, che chiamiamo voce. La maggiore o la minore altezza di questa, dipende dalla maggiore o minore sottigliezza della rima vocale, e dalla maggiore o minore tensione delle corde; sottigliezza e tensione le quali, alla lor volta, dipendono dalle singole azioni dei vari muscoli destinati ai movimenti delle corde stesse.

Queste, difatti, sono attive riguardo alla produzione del suono, perchè costituiscono e rappresentano il corpo vibrante; ma son passive nel senso, che non possono per se stesse porsi in condizione di vibrare se non subendo l’azione dei muscoli, cui sono unite, e che possono avvicinarne i labbri, e tenderne il tessuto in modo differente per ogni altezza di suono. Ad ogni cangiamento, adunque, dell’altezza vocale, cangia l’azione dei muscoli, destinati ad essere un sistema avvicinatore e tensore delle corde vocali.

Da ciò segue che allorquando altri produca colla laringe un suono, il quale sia formato, poniamo, da 300 vibrazioni al secondo, i muscoli adduttori e tensori delle corde vocali, pongono i labbri di queste ad un avvicinamento tale, ed a una tale tensione, da produrre esattamente 300 vibrazioni al secondo. Per salire all’ottava se ne richiedono 600; è necesario, quindi, che avvenga un cangiamento della fessura glottica e della tensione delle corde, il quale non può operarsi in altro modo, che con un’azione conveniente dei muscoli. Se invece dell’ottava si vuol ottenere la quarta o la quinta, le corde vocali debbono eseguire rispettivamente 400 e 450 vibrazioni al secondo, ed in modo corrispondente e con scrupolosa esattezza, debbono agire i muscoli destinati ai loro movimenti. Per ogni variazione, infine, dell’altezza della voce, deve corrispondere una variazione della funzione muscolare; e siccome per ogni altezza la tensione ed il ravvicinamento dei labbri delle corde debbono essere fisse e determinate, onde ottenere quel dato numero di vibrazioni; così fisso e determinato deve essere il lavoro dei muscoli. Diguisachè una serie di suoni vocali, rappresenta una serie di differenti e determinate azioni muscolari.

Ora a sì speciale funzione, i muscoli laringei hanno da natura una speciale disposizione, la quale viene coltivata a poco a poco per quanto riguarda il cangiamento dell’altezza dei suoni necessari al comune discorso, ma non al canto. In quello i suoni son compresi entro una cerchia molto ristretta, e non giungono mai ad un’ottava anche nella declamazione; in questo, inceve, si aggirano sulle due ottave. Si tratta adunque di apprendere delle posizioni del tutto nuove, e mai usate nel discorso. In questo la forza dei suoni è molto debole, e verosimilmente non agiscono che i soli muscoli destinati alle corde vocali; nel canto, invece, essendo la corrente espiratoria, che sale dalla trachea e le urta, molto forte e potente debbono entrare in giuoco altri muscoli, i quali non hanno un’azione diretta sulla altezza delle voce, ma debbono fissare e rendere stabile la laringe in una data posizione. Quindi il meccanismo è molto più complicato e la funzione muscolare si esplica in un modo molto più notevole.

Noi possiamo quindi concludere che la ginnastica dei muscoli laringei nel canto è molto più complessa, che non sia nel comune discorso e che presiede alla formazione dell’altezza dei suoni vocali.

Testo estratto da Fisiologia, igiene e patologia degli organi vocali in relazione all’arte del canto e della parola, Giuseppe Nuvoli, 1900.

Trascrizione a cura di Miguel Ángel Ortega.

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